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La fiera che tutti gli anni si tiene alla fine di settembre a Terranuova fin dal lontano 1615, quando gli abitanti del castello ottennero il permesso di poterla effettuare con un «benigno rescritto» del granduca di Toscana Cosimo II, è diventata da tempo una delle più importanti e conosciute della Toscana, se non di tutta la penisola, e rappresenta non solo un'occasione per vendere e comprare ma anche per incontrarsi e divertirsi. Ai Terranuovesi, che un tempo lo potevano fare solo quando il duro lavoro nei campi o nelle botteghe artigiane tra le mura del castello lo permettevano, è sempre piaciuto far festa e giocare... a qualcuno di loro anche d'azzardo. Ci si divertiva talvolta anche con degli strumenti un po' particolari come le forme di formaggio; ricordavano ad esempio i testimoni in un processo agli inizi del Seicento di aver sempre giucato a rullare il cacio sulla viuzza interna alle mura presso la Porta Fiorentina. Né le feste religiose erano meno importanti, sentite e numerose; perché si potessero celebrare con più serenità, gli statuti locali prevedevano addirittura che in quei giorni la forza pubblica non potesse effettuare arresti o sequestri di beni per eventuali debiti insoluti. Le due feste più importanti erano quelle della Madonna, protettrice del castello di Terranuova (Castel Santa Maria), che cadeva l'8 settembre, e quella di Santa Brigida del primo febbraio. Per solennizzarle convenientemente venivano estratti a sorte un mese prima da apposite borse i nomi dei «festaioli» che avevano l'incarico di amministrare bene i soldi messi loro a disposizione dalle comunità come si legge dagli statuti comunali del 1573. Per organizzare le festività di altri santi, specialmente di quelli a cui erano intitolate le compagnie religiose, si mandavano in giro per la campagna gli «accattani». a raccogliere grano o vino che sarebbero stati venduti per ricavarne denaro da spendere, e non solo nelle funzioni religiose ma anche nel pranzo «sociale».
La festa di fine settembre, che inizialmente era solo «civile», divenne poi anche religiosa; in quei giorni cominciarono a crescere infatti di numero le sacre funzioni e col tempo si riuscì a ottenere con «bolle» papali la possibilità di lucrare indulgenze andando a pregare in chiesa; questo del resto già accadeva in occasione delle rispettive feste del «perdono» in altri comuni toscani, anche se nella maggior parte di questi, al contrario, era stata la festa profana ad inserirsi in una religiosa precedente. A Terranuova il termine «perdono» associato a quello di «fiera» si trova scritto nei registri degli archivio comunale solo a partire dal 1682. Più tardi si cominciarono a «scoprire» (cioè a mostrare ai fedeli) per l'occasione pure le spoglie del martire San Tito, santo taumaturgo invocato perché a seconda del bisogno, facesse venire o cessare la pioggia; i suoi resti, provenienti dalle catacombe di Priscilla a Roma, erano stati traslati in paese solo nel 1655.
Con la fiera-perdono quindi, da una parte ci si poteva lasciar andare a qualche tentazione, dall'altra si poteva provare poi a farsi «perdonare»; e se una volta non esistevano i «luna park», ci si divertiva lo stesso. La domenica dopo pranzo, ad esempio, «sortite le funzioni» si andava a vedere una corsa di cavalli sciolti e la sera si assisteva allo spettacolo dei «fuochi d'arti? zio» in piazza, dove l'effetto dei botti era moltiplicato e le girandole volteggiavano sopra il capo lasciando cadere qualche «faloia» su chi stava sotto (allora non si badava tanto alla sicurezza); ma la fiera era anche, ed è tuttora una grande occasione d'incontro. Oggi i giorni di festa sono aumentati ed al posto del vino si beve anche qualcos'altro; pure le ragazze non si «sbirciano» più con occhiate furtive ma le si contattano con un messaggino al cellulare. È qui però che magari le si incontrano a quattr'occhi su una giostra... e i consigli di istituto delle scuole si sono adeguati: il lunedì della fiera a Terranuova sospendono le lezioni perché ormai sanno benis- simo che quel giorno in classe ci sarebbero ben pochi alunni.

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